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Ottobre 29, 2026
Quasi il 70% delle imprese ritiene che l'andamento della propria attività sia 'migliorato' o 'stabile'. Il caro carburanti pesa sui costi del 77,6% delle aziende, il clima sulle bollette del 67,8%
Torino, 29 ottobre 2026 – Il terziario torinese dà prova di tenuta in un contesto internazionale difficile, segnato da conflitti aperti, instabilità politica, tensioni sui prezzi dell'energia e da un clima generale che frena i consumi. Lo rivela l'indagine sul semestre marzo-settembre 2026 dell'Osservatorio Confcommercio Ascom Torino, realizzata con Format Research, segnalando ricavi in crescita, occupazione in recupero e in controtendenza rispetto al dato nazionale, imprese che tornano a chiedere credito per investire. Ma i segnali positivi non si traducono automaticamente in margini, poiché sulle imprese pesano fattori congiunturali economici sommati a elementi esterni inediti, come il caro carburanti e i cambiamenti climatici.
Il terziario si conferma l'ossatura economica del territorio torinese: 109.171 imprese attive, pari al 75,3% del tessuto imprenditoriale extra-agricolo, con 395.298 addetti, il 58% degli occupati della provincia. Un sistema fatto in larghissima parte di microimprese: quelle fino a 9 addetti rappresentano il 96,1% del totale e danno lavoro al 44,6% degli occupati del settore. Sul fronte della demografia d'impresa, nel secondo trimestre 2026 sono nate 1.177 imprese del terziario e 1.265 sono state chiuse: iscrizioni e cessazioni calano entrambe rispetto al trimestre precedente, ma il saldo resta negativo (–88).
La congiuntura. La fiducia nell'andamento dell'economia italiana scende leggermente, da 29 a 28 punti (Italia 30), con un recupero atteso a 30 entro marzo 2027. Più solido il giudizio delle imprese sulla propria attività: il 68% ritiene che l'andamento della propria attività sia 'migliorato' (14%) o 'stabile' (54%); l'indice sale da 39 a 41, con attese a 43 per marzo, in linea con la media nazionale. Il commercio non alimentare resta il comparto più in difficoltà (indice 29). I ricavi migliorano di tre punti, da 40 a 43, con una previsione a 45; il 75% delle imprese ritiene che i ricavi siano 'migliorati' (11%) o 'stabili' (64%). Stabile a 43 la capacità di far fronte al fabbisogno finanziario, sopra la media italiana (41) e con attese a 45.
L'occupazione torna a crescere. Dopo una lunga fase di sostanziale stabilità, con l'indice fermo tra 46 e 47 punti nell'ultimo anno, l'occupazione nel terziario torinese fa un balzo di tre punti in un solo semestre, da 46 a 49. E lo fa in controtendenza con il resto del Paese, dove l'indice scende da 49 a 45: Torino, che a marzo era tre punti sotto la media nazionale, oggi la supera di quattro. L'87% delle imprese ritiene che l'occupazione sia 'migliorata' (10%) o 'stabile' (77%). Le attese per marzo 2027 confermano quota 49, ancora sopra la media italiana (47).
A spingere le assunzioni sono ricezione turistica (indice 58), ristorazione (53), servizi alle imprese (53) e commercio alimentare (52), con i servizi alla persona appena sotto (49). Restano, invece, ancora indietro il commercio non alimentare (38) e trasporti e logistica (34).
Il turismo, locomotiva del terziario torinese. La ricezione turistica è il comparto con i risultati migliori su fiducia, ricavi e occupazione, e la ristorazione è tra i settori più dinamici. Nella ricezione turistica l'indice dei ricavi è a 57 e le imprese prevedono di portarlo a 60 entro marzo; nella ristorazione è a 48, con attese a 50. Anche sulla fiducia nella propria attività i due comparti sono in testa: 55 la ricezione, 48 la ristorazione, seguite dai servizi alla persona con 46. Una conferma del peso ormai strutturale del turismo nell'economia della città.
«In una stagione segnata da guerre, instabilità e incertezza, Torino dimostra di avere un terziario che non si limita a resistere, ma continua a voler costruire – dichiara Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio Ascom Torino –. Le nostre imprese assumono, investono, tengono accese le vetrine dei quartieri e accolgono un turismo che è ormai una componente strutturale dell'economia cittadina. È la prova che commercio, turismo e servizi non sono un settore tra gli altri: sono il tessuto che tiene insieme la città, il lavoro e la qualità della vita delle persone. Ma nessuna impresa può affrontare da sola fenomeni globali come il caro energia e il cambiamento climatico. Servono politiche nazionali ed europee capaci di stabilizzare i costi energetici e di accompagnare le piccole imprese nella transizione, e servono città che sappiano ripensare spazi, mobilità e tempi alla luce di un clima che cambia. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come abbiamo sempre fatto».
Il credito: si torna a chiedere prestiti per crescere. Il dato sul credito va letto oltre il numero complessivo. Scende dal 17% al 15% la quota di imprese che si rivolge alle banche, ma cambia il motivo per cui lo fa. Le richieste per investimenti salgono dal 30% al 37% in soli sei mesi, sopra la media nazionale (32%), mentre quelle per far fronte a liquidità e cassa calano dal 58% al 51% (Italia 55%). Meno imprese chiedono credito per tamponare le emergenze, di più per investire: il segnale di un terziario che, nonostante l'incertezza, ha voglia di crescere e sceglie di scommettere sul futuro. Stabile al 12% la quota di chi chiede credito per ristrutturare il debito. Il 62% delle imprese ottiene l'intero importo richiesto, ma peggiora il giudizio sul costo dei finanziamenti: l'indice scende da 38 a 34, pur restando meno severo che nel resto del Paese (24).
«Il dato sull'occupazione è il più importante di questa edizione: dopo una lunga fase di stallo, il terziario torinese torna ad assumere, e lo fa mentre nel resto del Paese l'occupazione arretra – sottolinea Carlo Alberto Carpignano, direttore di Confcommercio Ascom Torino –. Parliamo di un comparto che dà lavoro a quasi 400.000 persone, il 58% degli occupati della provincia, in gran parte in microimprese con meno di dieci addetti. Il secondo segnale positivo arriva dal credito: tra le imprese che si rivolgono alle banche, più di una su tre lo fa per investire, e sei su dieci ottengono l'intero importo richiesto. È la fotografia di imprese che vogliono crescere. Per questo il peggioramento del costo dei finanziamenti è un campanello d'allarme da non sottovalutare: la voglia di investire va sostenuta, non frenata. Il nostro compito è accompagnare le imprese verso le opportunità di finanziamento e gli incentivi disponibili, che sono proprio ciò che quasi la metà di loro chiede alle associazioni di categoria».
Focus clima. Il cambiamento climatico è diventato un fattore importante per le attività del terziario. Secondo l'indagine, tra le imprese interessate da diversi fenomeni atmosferici, il più dannoso è rappresentato dai periodi prolungati di caldo intenso, che hanno avuto un impatto negativo per il 71,4%. Seguono le temperature anomale e i forti sbalzi termici rispetto alla stagione (67,4%), gli eventi meteorologici estremi (66,5%), gli inverni più miti (64,9%) e i periodi prolungati di siccità o scarsità d'acqua (59,6%).
All'interno delle aziende il conto più salato è quello energetico: per il 67,8% il clima ha fatto crescere i costi per climatizzazione, refrigerazione e riscaldamento. Il 35,8% segnala maggiori difficoltà per il personale nei periodi di caldo, il 33,2% spazi e attrezzature non più adeguati, il 32,8% interruzioni o rallentamenti dell'attività.
Focus carburanti. Per il 77,6% delle imprese l'aumento o la variabilità del prezzo dei carburanti ha inciso 'molto' o 'abbastanza' sui costi complessivi. L'effetto arriva soprattutto attraverso la filiera: il 63,3% registra rincari della merce e condizioni di fornitura peggiorate, oltre la metà maggiori costi di consegna e trasporto, il 47% una riduzione dei margini. Quasi un'impresa su due (48,9%) ha ricevuto dai fornitori proposte di modifica contrattuale penalizzanti. Il 57,1% ha adottato o prevede contromisure, a partire dall'ottimizzazione di spostamenti e consegne (40,1%), dal trasferimento di parte dei costi sui prezzi (25,7%) e dal ricorso a fornitori più vicini (25,2%). Le prospettive: il 64,1% prevede di rivedere i prezzi entro sei mesi e il 42% teme effetti negativi sulla propria competitività.
Le richieste delle imprese. Pensando sia al clima sia al caro carburanti, alle associazioni di categoria le imprese chiedono soprattutto convenzioni a condizioni agevolate per energia, carburanti, mobilità e assicurazioni (49,3%) e supporto nell'accesso a incentivi e contributi (48,9%). Confcommercio Ascom Torino è al fianco degli imprenditori con soluzioni di estrema convenienza per le forniture di energia e gas sul mercato libero e li assiste nell’accesso a finanziamenti e risorse economiche nello sviluppo alle attività.
L'indagine è stata realizzata da Format Research su un campione rappresentativo di 800 imprese del terziario della provincia di Torino, intervistate nel mese di ottobre 2026. La prossima edizione dell'Osservatorio è prevista ad aprile 2027.
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