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L'outlook della settimana. Il punto al 13 ottobre 2026

L’economia mondiale continua a crescere, ma le prospettive restano condizionate dalle tensioni geopolitiche, dai conflitti e dall’andamento dei prezzi dell’energia.

Nel suo recente intervento sulle prospettive dell’economia globale, il Fondo Monetario Internazionale sottolinea come dietro una crescita complessivamente stabile si nascondano differenze significative tra Paesi, con maggiori difficoltà per le economie direttamente coinvolte nei conflitti e per quelle maggiormente dipendenti dalle importazioni energetiche. 
In questo scenario, le pressioni inflazionistiche continuano a rappresentare un elemento di preoccupazione. E secondo l’OCSE, ad agosto l’inflazione complessiva nei Paesi membri è salita al 4,3%, dal 4,1% di luglio, mentre quella energetica ha raggiunto il 13,6%, condizionando i consumi delle famiglie e i costi delle imprese.

In Italia, gli ultimi indicatori restituiscono un quadro economico ancora incerto. 

Ad agosto, secondo l’Istat, la produzione industriale è diminuita dell’1,3% rispetto a luglio e dell’1,1% nella media degli ultimi tre mesi rispetto al trimestre precedente. La contrazione ha interessato i beni intermedi, quelli di consumo e i beni strumentali, mentre soltanto l’energia ha registrato un incremento.
Indicazioni meno negative arrivano dall’indagine della Banca d’Italia sulle aspettative di inflazione e crescita. Infatti, nel terzo trimestre, i giudizi delle imprese sulla situazione economica generale sono migliorati, pur rimanendo inferiori ai livelli precedenti la guerra in Medio Oriente. 

Le difficoltà della domanda interna trovano riscontro anche nei dati sui consumi. 

Secondo l’Istat, nel 2025 la spesa media mensile delle famiglie italiane è stata di 2.782 euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Permangono differenze territoriali significative: nel Nord-est la spesa media supera del 39,3% quella delle famiglie residenti nel Mezzogiorno.
Più recente è il dato del Misery Index di Confcommercio che è salito a settembre a 12,2 punti, dagli 11,8 di agosto, soprattutto per effetto dell’accelerazione dei prezzi dei beni e servizi acquistati più frequentemente, cresciuti del 5,3% su base annua. Un aumento che incide direttamente sul potere d’acquisto e sulle possibilità di spesa delle famiglie.
 

Il ruolo delle imprese di prossimità emerge anche dalle iniziative rivolte al loro sostegno. 

Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato, insieme a Intesa Sanpaolo hanno rinnovato un accordo strategico che prevede interventi per 20 miliardi di euro destinati a sostenere la competitività delle piccole attività economiche. 
Un altro aspetto importante riguarda la continuità delle imprese. Un’indagine di Format Research, Fondazione 50&Più ETS e Fondazione Giuseppe Orlando ETS evidenzia come, per il 65% degli imprenditori senior, il ritiro dall’attività rappresenti una transizione piuttosto che un’interruzione definitiva. Il passaggio generazionale e la trasmissione dell’esperienza diventano così questioni rilevanti non soltanto per il futuro delle singole imprese, ma anche per la tenuta economica e sociale dei territori.
Il tessuto imprenditoriale italiano continua intanto a cambiare. E come mostra Unioncamere, a giugno 2026 le imprese guidate da cittadini stranieri erano oltre 677mila, con un saldo positivo di circa 16mila attività nei primi sei mesi dell’anno. 

 

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