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CITTÀ IN TRASFORMAZIONE: MENO NEGOZI, PIÙ RISTORANTI E AFFITTI BREVI

Nuova analisi Confcommercio su “Città e demografia d’impresa”. Prosegue inarrestabile la desertificazione commerciale: il Nord perde più punti vendita, il Sud resiste. Digitalizzazione dei consumi e turismo cambiano i centri urbani. Sangalli: “Emergenza urbana, serve un patto con i sindaci".

 

Negli ultimi tredici anni, le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, secondo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio (guarda il link al documento integrale in pdf), presentata il 12 marzo scorso a Roma nella sede nazionale della Confederazione.

Il fenomeno colpisce soprattutto il Nord, con comuni come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria che perdono oltre il 33% dei punti vendita, mentre al Sud città come Crotone e Olbia mostrano una maggiore tenuta (qui la classifica dei 122 comuni).

 

Un ruolo decisivo lo gioca l’e-commerce. Nel 2025 le vendite online rappresenteranno oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, mentre tra il 2015 e il 2025 l’e-commerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Nel frattempo, le piccole superfici commerciali restano ferme, accentuando il calo di negozi fisici e l’attrattività delle città.

Le imprese straniere compensano in parte il declino: crescono di 134mila unità tra il 2012 e il 2025 e garantiscono 194mila posti di lavoro, restando più piccole delle aziende italiane, che invece aumentano di dimensione e si strutturano in società di capitale, segno di maggiore professionalizzazione.

Tabella – Imprese attive nei centri storici (var. % 2012-2025)

 

Fonte: “Città e demografia d’impresa”, Ufficio Studi Confcommercio, marzo 2026

Settore

Var. % 2012–2025

alimentare

-17,6

profumerie, fiorai, gioiellerie

-18,8

computer e telefonia

7,9

farmacie

9,8

tabacchi

-2,5

mobili e ferramenta

-35,9

edicole

-51,9

libri e giocattoli

-32,6

abbigliamento e calzature

-36,9

carburanti

-42,5

dett sede fissa

-25,2

commercio ambulante

-29,7

alberghi

-9,2

altri alloggi

184,4

bar

-21,1

ristoranti

35,0

rosticcerie, gelaterie, pasticcerie

14,4


Il tessuto urbano cambia anche nella composizione delle attività. I negozi tradizionali calano drasticamente: edicole -52%, abbigliamento e calzature -37%, mobili e ferramenta -36%. Crescono invece le attività legate al turismo e alla ristorazione: ristoranti +35%, gelaterie e pasticcerie +14%, affitti brevi +184%. Nei centri storici del Sud, i B&B sono quasi quadruplicati dal 2012. Il risultato è una nuova geografia urbana: meno negozi di prossimità, più attività turistiche e ristoranti, e una trasformazione degli spazi cittadini che rischia di creare quartieri-dormitorio e città meno vive, soprattutto per gli anziani e chi ha bisogno dei servizi di vicinato.

In Città. Spazi che cambiano, economie che crescono

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