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L'outlook della settimana. Il punto al 10 marzo 2026

Un nuovo contesto per l’economia globale

Le tensioni geopolitiche stanno tornando a influenzare in modo crescente l’economia globale, in particolare sul fronte energetico. Dopo lo choc dei prezzi seguito all’invasione russa dell’Ucraina, anche le tensioni in Medio Oriente stanno ora producendo effetti sui mercati dei carburanti, con ripercussioni sui costi per imprese e famiglie. Nel suo Whatever it takes, pubblicato oggi sul Corriere della Sera, Federico Fubini osserva come i conflitti in corso stiano contribuendo a ridefinire gli equilibri economici globali. E di fronte ai recenti rincari della benzina e del gasolioPasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, ha osservato che l'aumento dei prezzi non deve diventare una forma di speculazione "anche perché, se il prodotto c’è e le riserve tengono, eventuali aumenti incontrollati dei prezzi, in particolare per il gasolio, non hanno alcuna giustificazione. Nessun allarmismo, quindi, ma la guerra in Iran non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa”.

Incertezza e debito 

In questo contesto, pochi giorni fa all’Università di Bologna, è intervenuta la presidente della BCE, Christine Lagarde, per parlare del concetto di rischio, e lo ha fatto spiegando come il mondo stia entrando in una fase caratterizzata da una nuova incertezza strutturale, dovuta alla combinazione tra rapida innovazione tecnologica – in particolare l’intelligenza artificiale – e crescente frammentazione geopolitica. La tecnologia potrebbe accelerare la crescita globale, ma solo in presenza di un contesto internazionale cooperativo.
A questa dinamica si affiancano le tensioni nei mercati finanziari. Il Rapporto sul debito globale 2026 dell’OCSEsegnala che l’aumento dei costi dei prestiti a lungo termine sta spingendo molti emittenti verso scadenze più brevi, aumentando i rischi di rifinanziamento in un contesto già influenzato da tensioni geopolitiche e controversie commerciali. In questo quadro, anche l’economia europea continua a muoversi in un contesto di crescita moderata.

Area euro: crescita moderata e inflazione sotto controllo

Sul piano congiunturale, l’economia europea continua a crescere con ritmi contenuti. Secondo Eurostat, nel quarto trimestre del 2025 il PIL destagionalizzato è aumentato dello 0,2% sia nell’area dell’euro sia nell’Unione europea rispetto al trimestre precedente. Anche il settore dei servizi mostra segnali di consolidamento: a dicembre 2025 la produzione è cresciuta dello 0,2% nell’area euro e dello 0,3% nell’UE su base mensile. Nel frattempo, l’inflazione rimane relativamente contenuta: secondo la stima rapida di Eurostat, a febbraio 2026 il tasso annuo nell’area euro si è attestato all’1,9%, in aumento dall’1,7% di gennaio. 

Mercato del lavoro e trasformazioni tecnologiche

Le trasformazioni tecnologiche si intrecciano con grandi cambiamenti demografici. La Banca d’Italia ci ricorda il dato secondo cui nei prossimi dieci anni circa 1,2 miliardi di giovani entreranno nella forza lavoro nei paesi in via di sviluppo, mentre entro il 2050 l’Africa ospiterà un quarto della popolazione giovanile mondiale. La sfida principale sarà creare opportunità occupazionali sufficienti per assorbire questa crescita della forza lavoro. Allo stesso tempo l’intelligenza artificiale sta iniziando a modificare i modelli organizzativi delle imprese. Un’analisi della BCE mostra che circa due terzi delle aziende dichiarano che i propri dipendenti utilizzano strumenti di IA, anche se gli investimenti strutturali in queste tecnologie restano ancora limitati.

Italia: crescita contenuta e occupazione in aumento

Nel contesto europeo, l’economia italiana continua a mostrare segnali di crescita moderata. Secondo i conti economici trimestrali dell’ISTAT, nel quarto trimestre del 2025 il PIL è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedentee dello 0,8% su base annua, con una crescita acquisita per il 2026 pari allo 0,3%.
Il mercato del lavoro registra segnali positivi. I dati provvisori ISTAT indicano che a gennaio 2026 gli occupati hanno raggiunto 24 milioni e 181 mila, con un aumento su base annua di 70 mila unità. Il tasso di occupazione sale al 62,6%, mentre la disoccupazione scende al 5,1%. Parallelamente, l’indicatore di disagio sociale MIC elaborato da Confcommercio resta fermo a 8,6 e segnala come le tensioni internazionali possano influenzare le prospettive economiche dei prossimi mesi.

Consumi, turismo, servizi e costruzioni

Segnali positivi provengono dalla domanda interna e dal settore dei servizi. Secondo ISTAT, a gennaio 2026 le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,6% in valore e dello 0,4% in volume rispetto al mese precedente, trainate soprattutto dai beni alimentari.
Anche il turismo continua a rappresentare un fattore di sostegno per l’economia. Nel quarto trimestre del 2025, sempre secondo ISTAT, gli arrivi turistici sono aumentati dell’1,0% e le presenze del 2,9% rispetto al 2024. Crescono soprattutto i turisti stranieri, che rappresentano il 56,5% delle presenze complessive.
Segnali di miglioramento arrivano anche dal settore delle costruzioni. L’indice HCOB PMI® del settore edile italiano, dopo tre mesi di calo, è salito a 50,4 a febbraio, tornando sopra la soglia che indica espansione dell’attività grazie alla ripresa dei nuovi ordini.

Parità di genere e mercato del lavoro

Sul fronte della struttura imprenditoriale, i dati Unioncamere indicano che le imprese femminili registrano una lieve flessione numerica ma mostrano un rafforzamento organizzativo e dimensionale. Inoltre sono oltre 12.300 le imprese italiane certificate per la parità di genere, con una forza lavoro complessiva superiore ai 2,7 milioni di persone.
Nonostante questi progressi, il divario occupazionale di genere resta significativo. Secondo Eurostat, nell’Unione europea il tasso di occupazione femminile è pari al 70,8%, contro l’80,8% degli uomini
L’indagine sulla condizione femminile nell’architettura italiana, realizzata dal CNAPPC con Format Research, scende nel dettaglio e mostra, tra i molti dati che emergono, che solo il 2,4% delle architette supera i 60 mila euro di reddito annuo, contro oltre il 6% degli uomini. Un dato che richiama l’attenzione sulla persistenza dei divari di genere nel mercato del lavoro.

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