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L'outlook della settimana il punto al 3 marzo 2026

Geopolitica ed energia: il nuovo fattore di instabilità

Il quadro economico globale è segnato da un nuovo acuirsi delle tensioni geopolitiche, dopo l’avvio il 28 febbraio di attacchi statunitensi e israeliani in Iran. Le ripercussioni sono state immediate sul trasporto aereo e marittimo, con la chiusura dello Stretto di Hormuz e tensioni sui mercati energetici. In un contesto già fragile, il Medio Oriente torna a essere un fattore critico per petrolio e gas. I rischi si estendono a inflazione, commercio internazionale e fiducia di imprese e famiglie. Su questo sfondo si inseriscono le principali notizie economiche della settimana.

Area euro: inflazione in calo, ma attenzione alle percezioni

Sul fronte dei prezzi, arrivano segnali di raffreddamento. Secondo Eurostat, a gennaio 2026 l’inflazione annua nell’area dell’euro è scesa all’1,7%, dal 2,0% di dicembre. Nell’UE il tasso si attesta al 2,0%, in calo rispetto al 2,3% del mese precedente.
Tuttavia, Christine Lagarde, presidente della BCE, in occasione dell’audizione presso la Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, richiama l’attenzione sulla distanza tra inflazione misurata e inflazione percepita. L’inflazione percepita nell’area euro ha superato in media quella effettiva di 1,2 punti percentuali. Le percezioni incidono sui comportamenti di consumo e risparmio, sulle richieste salariali e, soprattutto, sulle aspettative future, elemento cruciale per mantenere ancorato l’obiettivo del 2%.

Crescita debole ma in miglioramento: Italia ed Eurozona

Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), dai Documenti Programmatici di Bilancio emerge che il 2025 è stato un anno di crescita debole e disomogenea nell’Area euro. Francia e Italia stimano un aumento del PIL rispettivamente dello 0,7% e dello 0,5%, mentre la Germania ristagna e l’Austria resta in recessione. Spicca la Spagna, con una crescita del 2,9% secondo la Commissione europea. Per il 2026 si prospetta un rafforzamento moderato ma generalizzato. Istat conferma la crescita dello 0,5% del Pil nel 2025, grazie soprattutto alla domanda interna. Hanno invece frenato il contributo del commercio estero e l’andamento delle scorte. Dal lato produttivo si registra un incremento sia nell’industria sia nei servizi. L’€-coin della Banca d’Italia fa un passo in avanti, sostenuto dalla fiducia delle imprese manifatturiere e dal lieve miglioramento della domanda.

Industria e commercio

Parallelamente, l’indice HCOB PMI® di febbraio registra per l’area euro la migliore performance in quasi quattro anni, con aumento dei nuovi ordini e vigorosa espansione della produzione. Anche il settore italiano esce dalla fase di contrazione, grazie alla ripresa di produzione e ai nuovi ordini.
Coerentemente, l’Istat rileva che a dicembre 2025 il fatturato dell’industria cresce dello 0,5% in valore e dell’1,7% in volume su base mensile. Nel 2025 l’industria torna a crescere, mentre i servizi consolidano l’espansione.

Segnali più deboli arrivano dal commercio estero extra-UE. A gennaio 2026 l’Istat, registra una flessione congiunturale sia delle esportazioni (-1,9%) sia delle importazioni (-3,9%). Eurostat focalizza l’attenzione sul rapporto con gli Stati Uniti: nel 2025 l’UE ha registrato un ampio surplus commerciale con gli USA, con scambi in crescita rispetto all’anno precedente.

Imprese, lavoro e innovazione: tra fiducia e criticità

Sul clima di fiducia, l’Istat segnala a febbraio un lieve calo per le imprese, pur su livelli superiori alla media 2025, mentre la fiducia dei consumatori cresce per il terzo mese consecutivo. In forte ripresa le costruzioni. Il direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, ha sottolineato che "il dato di febbraio sulla fiducia d’imprese e famiglie è il sintomo di un’economia che, pur mostrando complessivamente moderati segnali di recupero, stenta ad instradarsi su un percorso di crescita più consolidato e duraturo che coinvolga in modo diffuso le diverse componenti del sistema".
Le grandi imprese associate a Confindustria, nell’Indagine Rapida del CSC, mostrano aspettative in miglioramento: il 50,3% prevede un aumento della produzione, il 38,8% stabilità e solo il 10,9% un calo.

Permane il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Secondo il report di Unioncamere e CNEL, in collaborazione con Istat, 46 contratti su 100 sono difficili da coprire. Parallelamente cresce il bacino dei giovani inattivi, in aumento del 4% su base annua. Sul fronte dell’innovazione, sempre Unioncamere segnala che in quattro anni le PMI che hanno investito in intelligenza artificiale sono triplicate (dal 6% al 18%), mentre il 41% adotta strumenti di cybersecurity, sei punti in più rispetto al 2021.

Società e mercato interno: casa, inclusione, servizi

Nel mercato immobiliare, Tecnoborsa rileva nel quarto trimestre 2025 un rafforzamento delle valutazioni sui prezzi delle abitazioni, con margini di sconto contenuti e tempi di vendita molto brevi.
In un approfondimento pubblicato in occasione della Giornata internazionale della donnaEurostat scrive che nel 2024 il 35,2% delle posizioni dirigenziali nell’UE è ricoperto da donne (31,8% nel 2014), con maggiore presenza tra i dirigenti più giovani.

Infine, un dato significativo sul rapporto tra cittadini e amministrazione: secondo un’indagine di Format Research per la Consulta Nazionale dei CAF, 22 milioni di italiani (42,8% della popolazione) si rivolgono regolarmente ai Centri di Assistenza Fiscale, che si confermano un presidio di intermediazione in un sistema fiscale sempre più complesso e digitalizzato.

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