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L'outlook della settimana. Il punto al 3 febbraio 2026

Prospettive economiche globali ed euro digitale

Nonostante un contesto internazionale ancora segnato da tensioni geopolitiche, incertezze commerciali e politiche monetarie solo in parte rientrate, l’economia globale mostra una resilienza superiore alle attese. Secondo il rapporto Global Economic Prospects della Banca Mondiale, la crescita mondiale è prevista al 2,6% nel 2026 e al 2,7% nel 2027, in revisione al rialzo. Si tratta però di una tenuta fragile, che non cancella le debolezze strutturali: il decennio in corso si profila come il più debole per crescita dagli anni Sessanta, con divari di reddito ancora marcati. In questo scenario, la Banca Centrale Europea sottolinea la necessità di rafforzare l’autonomia dell’area euro anche sul fronte dei pagamenti. Nel documento Un euro digitale per un’economia in trasformazione, la BCE evidenzia il calo dell’uso del contante – sceso al 24% delle transazioni in valore nel 2024, dal 40% del 2019 – e presenta l’euro digitale come un adattamento tecnologico e strategico volto a garantire sovranità monetaria, resilienza del sistema dei pagamenti e autonomia europea in un contesto geopolitico sempre più frammentato.

Crescita moderata nell’area euro, lavoro ancora solido

Sul fronte congiunturale europeo, i dati Eurostat indicano per il quarto trimestre del 2025 una crescita del PIL pari allo 0,3% sia nell’area euro sia nell’Unione europea, con un aumento tendenziale rispettivamente dell’1,3% e dell’1,4%. Il mercato del lavoro continua a fornire un supporto alla domanda interna: a dicembre 2025 il tasso di disoccupazione nell’area euro si è attestato al 6,2%, in lieve calo rispetto ai mesi precedenti, mentre nell’UE resta stabile al 5,9%. Si tratta di livelli storicamente bassi, che contribuiscono a contenere i rischi di una frenata più marcata dei consumi.

Manifattura europea in ripresa, ma senza slancio

Il quadro industriale rimane però eterogeneo. L’indice HCOB PMI® segnala a gennaio un aumento della produzione manifatturiera nell’Eurozona, per la decima volta negli ultimi undici mesi, ma con una dinamica ancora debole, penalizzata dal calo degli ordini e dal protrarsi dei tagli occupazionali. La fiducia delle imprese, tuttavia, ha raggiunto i massimi da febbraio 2022. In Italia, pur in presenza di una fase ancora recessiva del comparto manifatturiero, emergono segnali di attenuazione della crisi: le contrazioni di produzione e nuovi ordini si riducono e migliorano le aspettative, sebbene la pressione sui costi risulti la più elevata degli ultimi tre anni.

Italia: segnali di tenuta macroeconomica

Sul piano macroeconomico, l’Italia mostra una traiettoria di crescita moderata ma diffusa. I dati Istat sulla fiduciasegnalano a gennaio un lieve miglioramento del clima dei consumatori e uno più deciso delle imprese. Nella stessa direzione vanno i risultati dell’indagine rapida del Centro Studi di Confindustria sulle grandi imprese industriali, che evidenzia un miglioramento delle aspettative rispetto al mese precedente. Inoltre, la stima preliminare Istat sul Prodotto interno lordo indica per il quarto trimestre del 2025 una crescita congiunturale dello 0,3% e tendenziale dello 0,8%, che porta l’aumento del PIL dell’intero 2025 allo 0,7%. La crescita, superiore alle attese, ha interessato tutti i principali comparti, in particolare agricoltura e industria. Questo quadro ha contribuito alla revisione dell’outlook sovrano: il 30 gennaio 2026 S&P Global Ratings ha migliorato da stabile a positivo l’outlook sull’Italia, confermando il rating BBB+ e riconoscendo una maggiore solidità dei fondamentali e una gestione prudente dei conti pubblici.

Energia e competitività: un nodo irrisolto

Restano però criticità rilevanti sul fronte dei costi. L’Osservatorio Confcommercio Energia segnala che nel 2025 le bollette delle imprese del terziario restano ben superiori ai livelli pre-pandemia: +28,8% per l’elettricità e +70,4% per il gas rispetto al 2019. Il differenziale con gli altri Paesi europei è marcato: il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia risulta superiore del 79,6% rispetto alla Francia e del 78,7% rispetto alla Spagna. Un differenziale che rischia di tradursi in uno svantaggio competitivo strutturale, soprattutto per le imprese dei servizi a maggiore intensità energetica.

Prezzi, salari, lavoro e produttività: le sfide di medio periodo

Sul versante dei prezzi, Istat rileva a dicembre 2025 una diminuzione dei prezzi alla produzione dell’industria (-1,4% su base annua), mentre quelli delle costruzioni continuano a crescere (+1,5%). Le retribuzioni contrattuali, nel complesso del 2025, sono aumentate del 3,1%, recuperando parzialmente rispetto a un’inflazione IPCA pari all’1,7%. Su base mensile, il tasso di occupazione e quello di disoccupazione misurati da Istat scendono al 62,5% e al 5,6% rispettivamente, a fronte di un aumento del tasso di inattività al 33,7%.
Tuttavia, il tema strutturale resta la produttività: secondo l’OCSE, i divari regionali in Italia rimangono ampi e persistenti, con le regioni meno sviluppate circa il 30% meno produttive rispetto a quelle più avanzate, senza segnali di convergenza significativi dagli anni Novanta.

Milano Cortina 2026

Infine, il 6 febbraio 2026, con la Cerimonia di Apertura di Milano-Cortina 2026, prende avvio uno degli eventi sportivi più attesi dell’anno. Alle Olimpiadi invernali Banca Ifis ha dedicato uno studio che ne mette in luce gli impatti economici e sociali. Oltre alla dimensione sportiva, l’evento rappresenta un rilevante motore economico, capace di attrarre flussi turistici, stimolare investimenti infrastrutturali e rafforzare la proiezione internazionale del Paese, contribuendo al tempo stesso a un messaggio di cooperazione e apertura tra popoli, simbolicamente rappresentato dai cinque cerchi olimpici.

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