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L'outlook della settimana. Il punto al 20 gennaio 2026

Scenario internazionale: crescita moderata ma resiliente 

In un contesto di fragilità e incertezze, come risulta dal Global Risks Report 2026 del World Economic Forum, l’inizio del 2026 si colloca comunque in uno scenario internazionale caratterizzato da una sostanziale tenuta della crescita economica, nonostante il persistere di forti tensioni geopolitiche e commerciali. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la crescita globale è attesa al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, in linea con il risultato stimato per il 2025. Questa apparente stabilità è il risultato di un equilibrio tra forze contrapposte: da un lato i rischi legati alle politiche commerciali e alle tensioni geopolitiche, dall’altro il sostegno derivante dagli investimenti tecnologici – in particolare nell’intelligenza artificiale – e da condizioni finanziarie ancora complessivamente accomodanti.

In Europa

Nel quadro europeo, la crescita resta moderata ma stabile. Secondo Standard & Poor’s, il PIL dell’area euro dovrebbe aumentare dell’1,2% nel 2026, dopo l’1,3% del 2025, per rafforzarsi progressivamente fino all’1,5% nel 2028. La dinamica dei prezzi mostra segnali di raffreddamento: a dicembre 2025 l’inflazione annua dell’area euro è scesa all’1,9%, dal 2,1% di novembre, mentre nell’Unione europea si è attestata al 2,3% (Eurostat). Si tratta di un dato coerente con il processo di normalizzazione inflazionistica avviato nel corso del 2024, sebbene permangano differenze significative tra i Paesi membri.

In Italia crescita debole ma in miglioramento

Per l’Italia, le prospettive restano più caute rispetto alla media europea. Dopo una crescita stimata dello 0,5% nel 2025, il PIL dovrebbe aumentare dello 0,8% nel 2026, dello 0,9% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028 secondo Standard & Poor’s. Stime leggermente più prudenti emergono dal FMI, che vede la crescita italiana allo 0,7% nel 2026-27, e dalla Banca d’Italia, che nelle proiezioni di dicembre prefigura un aumento del PIL dello 0,6% nel 2026, con un rafforzamento nel biennio successivo.
Nel terzo trimestre del 2025, secondo Istat, l’economia italiana ha registrato un incremento congiunturale contenuto (+0,1%), mentre i dati ad alta frequenza indicano un indebolimento a ottobre dopo il rimbalzo del mese precedente. La crescita resta quindi fragile e disomogenea tra settori.

Commercio estero e segnali di recupero industriale

Alcuni indicatori congiunturali mostrano tuttavia segnali incoraggianti. A novembre 2025, secondo le stime Istat, la produzione industriale è aumentata dell’1,5% rispetto a ottobre, con una crescita dell’1,1% nella media del trimestre settembre-novembre. Anche il commercio con l’estero evidenzia una lieve ripresa dell’export (+0,4% su base mensile), a fronte di una contrazione delle importazioni (-3,2%), migliorando il contributo della domanda estera netta (Istat).

Inflazione: rientro graduale ma composizione eterogenea

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione in Italia, misurata da Istat, si è attestata all’1,2% a dicembre 2025, tornando sui livelli di ottobre. Nella media del 2025 l’aumento dei prezzi al consumo è stato pari all’1,5%, in accelerazione rispetto all’1,0% del 2024 (Istat). La dinamica inflazionistica riflette andamenti divergenti: forti rialzi per i beni energetici regolamentati (+16,2%), cali per quelli non regolamentati (-3,8%) e un aumento dei prezzi alimentari non lavorati (+3,4%). In questo contesto, il Misery Index Confcommercio sale a dicembre a quota 9,6, un decimo in più rispetto a novembre, confermandosi sui minimi storici. Nella media 2025 il MIC si è attestato a 10,0 il valore più basso dall’inizio delle serie storiche.

Credito, consumi e segnali dal territorio

Il canale creditizio mostra segnali di graduale rafforzamento. A dicembre 2025 i prestiti a famiglie e imprese sono cresciuti del 2,3% su base annua, in accelerazione rispetto a novembre (ABIBanca d’Italia). Questo andamento suggerisce una progressiva normalizzazione delle condizioni finanziarie, coerente con l’approccio prudente ma flessibile della BCE, che ribadisce una politica monetaria guidata dai dati senza un percorso predefinito dei tassi.

Sul fronte dei consumi, emergono dinamiche settoriali differenziate. Il turismo continua a sostenere il commercio urbano: secondo il sondaggio Confcommercio realizzato con Format Research, Firenze registra la quota più alta di turisti che effettuano acquisti, mentre Milano si conferma la “regina dello scontrino” con una spesa media di 184 euro per visita. Allo stesso tempo, alcune imprese, come sottolineato dal Presidente di ALI Ambrosini, commentando i dati della ricerca effettuata con Format Research, sono spinte a individuare “nuovi spazi di business”: cresce il mercato dell’usato nelle librerie indipendenti, utilizzato come leva per attrarre clientela e contenere i costi in un contesto economico ancora delicato.

In conclusione, come affermato dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, in un recente discorso all’Università di Messina, l’economia italiana, negli ultimi anni, in particolare tra il 2020 e il 2024, è cresciuta più che in passato, con occupazione record e banche solide, ma il recente rallentamento e le debolezze strutturali (produttività e innovazione) frenano le prospettive, mentre redditi e salari restano stagnanti e il potere d’acquisto è calato più che in altri paesi europei

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