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Luglio 21, 2026
Guerra e inflazione rallentano l’economia europea
L’economia europea continua a muoversi in un quadro di crescita debole, sul quale pesano soprattutto le conseguenze della crisi in Medio Oriente e le nuove tensioni sui mercati energetici. Il Fondo monetario internazionale stima per l’area euro una crescita dello 0,9% nel 2026, dopo l’1,4% del 2025, con una moderata accelerazione all’1,2% nel 2027. L’inflazione dovrebbe invece attestarsi al 2,9% quest’anno, prima di scendere al 2,3% nel prossimo.
I dati più recenti di Eurostat mostrano qualche segnale di attenuazione delle pressioni sui prezzi: a giugno l’inflazione nell’area euro è scesa dal 3,2% al 2,8%. Restano però elevate le quotazioni di petrolio e gas, mentre l’industria continua a mostrare difficoltà: a maggio la produzione è diminuita dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,2% su base annua. Crescita contenuta e rischi inflazionistici legati all’energia continuano quindi a condizionare le prospettive europee. A rendere il quadro più complesso contribuiscono anche le condizioni del credito: l’ultima indagine della BCE sull’accesso delle imprese ai finanziamenti segnala un inasprimento dei tassi di interesse applicati ai prestiti bancari e delle altre condizioni di finanziamento.
L’Italia continua a mostrare capacità di tenuta
In questo scenario, l’economia italiana mantiene una dinamica moderatamente positiva, pur mostrando segnali di rallentamento. Secondo la Banca d’Italia, dopo l’aumento dello 0,3% del PIL nel primo trimestre, l’attività avrebbe perso slancio nel secondo, con un indebolimento degli investimenti e dei consumi delle famiglie. La crescita potrebbe attestarsi intorno allo 0,6% nel 2026, mentre Confcommercio prospetta uno scenario più favorevole, nel quale il contributo dei consumi e del turismo potrebbe avvicinare l’incremento del PIL all’1%.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione italiana è scesa dal 3,2% di maggio al 3% di giugno. Il rallentamento è legato soprattutto alla minore crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati e di alcuni servizi, ma il nuovo aumento delle quotazioni energetiche resta il principale elemento di rischio per i prossimi mesi, sia per il potere d’acquisto delle famiglie sia per i costi sostenuti dalle imprese.
Alcuni segnali positivi arrivano dal credito. A giugno i prestiti a famiglie e imprese sono cresciuti complessivamente del 3,3% su base annua, accelerando rispetto al 3% del mese precedente. La ripresa interessa entrambe le componenti e prosegue ormai da diversi mesi, indicando condizioni finanziarie che continuano a sostenere l’economia reale.
Imprese resilienti, ma aumenta l’incertezza
La capacità di tenuta emerge anche nei servizi professionali. Nel primo semestre del 2026, secondo l’Osservatorio Asseprim realizzato con Format Research, ricavi e occupazione delle imprese del settore si mantengono sostanzialmente stabili. Il dato convive però con un progressivo deterioramento delle aspettative: la quota di imprese che esprime fiducia nell’andamento dell’economia italiana scende dal 39% al 34%, mentre sale dal 51,4% al 59% quella di chi teme effetti negativi derivanti dall’instabilità geopolitica.
Una percezione coerente con le indicazioni raccolte dalla Banca d’Italia presso le imprese italiane dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti: nel secondo trimestre sono peggiorati i giudizi sulla situazione economica generale, soprattutto per l’impatto del conflitto sui prezzi dell’energia e degli altri fattori produttivi.
Il nodo strutturale della partecipazione al lavoro
Nel 2025, secondo i dati Eurostat, la durata attesa della vita lavorativa nell’Unione europea ha raggiunto 37,5 anni, in aumento rispetto ai 35,2 del 2016. L’Italia si ferma invece a 33 anni, collocandosi tra i Paesi europei con la permanenza più breve nella vita lavorativa.. Il divario è ancora più marcato per le donne: la durata media prevista della vita lavorativa in Italia è di appena 28,4 anni, il valore più basso dell’intera Unione europea.
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