loader image
Chiudi

ASCOM: OSSERVATORIO SEMESTRALE

PRIMI MESI DELL’ANNO ALL’INSEGNA DELLA STABILITÀ, CON UN CAUTO OTTIMISMO PER LA SECONDA METÀ DELL'ANNO.

LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE NON MINA LA FIDUCIA DELLE IMPRESE.  DUMPING CONTRATTUALE, I FRENI NASCOSTI ALLA COMPETITIVITÀ

A marzo 2026 resta stabile il clima di fiducia delle imprese. Per settembre 2026 previsto un lieve miglioramento di attività economica, ricavi e occupazione

_________

SEI ASSOCIATO E VUOI RICEVERE LE SLIDE DELLA RELAZIONE DI FORMAT RESEARCH?
Srivi a marketing@ascomtorino.it 

_________

Torino, 21 maggio 2026 – Il terziario torinese entra nella seconda metà del 2026 con il fiato sospeso ma i piedi per terra. La fiducia regge, l'occupazione non arretra, i ricavi mostrano segnali di ripresa prospettica — eppure il sistema imprenditoriale segnala con chiarezza due ostacoli strutturali che frenano la competitività: il peso della burocrazia e il dumping contrattuale. 

È il quadro che emerge dall'ultima edizione dell'Osservatorio Congiunturale Ascom Confcommercio Torino e provincia, realizzato con Format Research e sostenuto dalla Camera di commercio di Torino su un campione di 800 imprese del commercio, turismo e servizi.

 

Il tessuto del terziario torinese conta oggi 109.000 imprese attive, pari al 75,3% delle imprese extra-agricole del territorio, con 395.000 addetti — il 58% dell'occupazione locale. Un sistema che regge, ma che chiede attenzione.

 

Andamento delle attività stabile, prospettive in miglioramento

L'indice di fiducia sull'economia italiana si attesta a 29 a marzo 2026, sostanzialmente stabile rispetto ai semestri precedenti, con una previsione in risalita a 31 per settembre. Le imprese torinesi si mantengono allineate al trend nazionale, confermando un clima prudente ma non negativo.

 

«Guerre, instabilità geopolitica, mercati in fibrillazione: il contesto internazionale non potrebbe essere più difficile - sottolinea la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Maria Luisa Coppa -. Eppure, i dati ci dicono che le imprese torinesi non si sono fatte intimorire. La fiducia è stabile, le prospettive migliorano, seppur lievemente. Questo è il segno di un sistema imprenditoriale forte e coraggioso, che si concentra sulla realtà del proprio lavoro quotidiano. Una resilienza che merita rispetto e politiche commerciali all'altezza». 

 

A marzo 2026 il 65% delle imprese intervistate giudica l'andamento della propria attività “uguale” o “migliore” rispetto al semestre precedente, e le previsioni per settembre indicano un indice a 42, in crescita rispetto al 39 di marzo. I comparti che trainano sono la ricezione turistica (indice 56), la ristorazione (52) e i servizi alle imprese (45).

I ricavi rimangono stabili (indice 40 a marzo 2026) con una previsione nettamente migliorativa a 44 per settembre. Una buona notizia, seppur in un contesto ancora incerto.

 

Occupazione solida, fabbisogno finanziario in miglioramento

Il mercato del lavoro si conferma stabile: l'82% delle imprese prevede che l'occupazione resterà “uguale” o “superiore” rispetto al periodo precedente, con un indice a 46 e previsioni a 48 per settembre 2026.

Aumenta la quota di imprese che giudica in miglioramento la propria situazione di liquidità, passando dall'11% di settembre 2025 al 15% di marzo 2026. L'indice si attesta a 43, superiore alla media nazionale (40), segnale che le imprese torinesi mostrano una tenuta finanziaria migliore rispetto al resto del Paese.

 

Credito: accesso migliorato, condizioni ancora prudenti

Sul versante del credito, il 60% delle imprese che hanno fatto richiesta lo ha ottenuto integralmente, in aumento rispetto al semestre precedente. La domanda resta stabile (17% delle imprese), con il 58% delle richieste motivato da esigenze di liquidità e cassa e il 30% per realizzare investimenti — quota in crescita rispetto al 29% di settembre 2025. Il costo del finanziamento registra un lieve peggioramento (indice 38), in linea con il dato nazionale, mentre migliorano le valutazioni sulle garanzie richieste.

 

Dumping contrattuale: la concorrenza sleale che il mercato fatica a vedere

Il 40% delle imprese non conosce il fenomeno del dumping contrattuale. Il restante 60%, ritiene che il tema vada affrontato con urgenza: il 51,2% ha percepito la presenza di irregolarità contrattuali sul mercato.  «Il dumping contrattuale impatta sia sulle imprese sia sui lavoratori, che hanno trattamenti economici molto differenti – spiega il direttore di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Carlo Alberto Carpignano -. Le aziende sentono come un problema molto forte la concorrenza sleale dei contratti pirati. Dall’indagine emerge chiaramente come i contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative come Confcommercio, regolino non solo la retribuzione, ma anche un pacchetto di welfare contrattuale, come sanità integrativa e previdenza complementare, bonus e formazione gratuita, che soprattutto i giovani oggi chiedono nei loro colloqui di lavoro».

 

Il dumping si manifesta soprattutto su retribuzioni e livelli salariali (50%), ore di lavoro e straordinari (37,3%) e inquadramenti contrattuali (33,4%). L'impatto sulla concorrenza è considerato rilevante dal 31,7% delle imprese, con valori più marcati nel turismo (52,5%). Il giudizio sull'efficacia dei controlli è spaccato esattamente a metà: il 50,2% li ritiene almeno parzialmente efficaci, il 49,8% li giudica poco o per nulla efficaci.

Le imprese individuano negli incentivi a chi applica correttamente i contratti lo strumento principale per contrastare il fenomeno (56,9%), davanti ai controlli ispettivi e alle sanzioni (25,5% ciascuno). Il Decreto sul "Salario giusto" è noto al 70,3% delle imprese, ma solo il 14,9% si dichiara ben informato: gli effetti attesi sono ancora limitati, con il 38,3% delle imprese che non prevede cambiamenti rilevanti.

Ti servono maggiori informazioni?