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Gennaio 27, 2026
Un mondo che accetta la complessità
Il Meeting di Davos 2026, conclusosi nei giorni scorsi, ha visto passare oltre 60 capi di stato, più di 400 leader politici e 830 CEO e presidenti di consiglio di amministrazione. Dai numerosi interventi e studi pubblicati, emerge un quadro internazionale segnato da una consapevolezza nuova: le grandi trasformazioni in atto non ammettono più risposte semplici. Secondo il World Economic Forum, il sistema globale convive con accordi e tensioni geopolitiche, crescita moderata e disuguaglianze persistenti, innovazione tecnologica e nuove fragilità sociali. Il multilateralismo resta un riferimento imprescindibile, ma opera in un contesto frammentato, dove le certezze del passato lasciano spazio a un aumento delle domande aperte. Dall’intelligenza artificiale al commercio globale, il messaggio di Davos è chiaro: servono politiche capaci di leggere il mondo “per quello che è”, senza illusioni di stabilità strutturale.
Crescita globale resiliente, ma lavoro sotto pressione
Sul piano macroeconomico globale, la crescita tiene, ma mostra limiti evidenti sul versante qualitativo. Il nuovo Rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro segnala che il tasso di disoccupazione mondiale dovrebbe restare stabile nel 2026 al 4,9%, pari a circa 186 milioni di persone. Tuttavia, i progressi verso il lavoro dignitoso si sono arrestati. Quasi 300 milioni di lavoratori continuano a vivere in condizioni di povertà estrema e le difficoltà per i giovani rischiano di intensificarsi, anche a causa della diffusione dell’intelligenza artificiale e dell’elevata incertezza delle politiche commerciali. La tenuta quantitativa dell’occupazione non si traduce sempre in un miglioramento diffuso delle condizioni di lavoro.
Europa tra ripresa fragile e rischi finanziari
In Europa, l’attività economica mostra segnali di moderata espansione, ma senza un vero cambio di passo. I dati dell’indagine HCOB PMI® Flash dell’Eurozona indicano un aumento della produzione del settore privato e un miglioramento dell’ottimismo, salito ai massimi da 20 mesi. Tuttavia, come sottolinea Cyrus de la Rubia, Chief Economist di Hamburg Commercial Bank, la ripresa resta fragile: il manifatturiero continua a segnalare debolezza, mentre il terziario cresce a un ritmo leggermente inferiore rispetto al mese precedente.
A questo quadro si affiancano rischi di natura finanziaria. La relazione congiunta BCE–CESR (Comitato Europeo per il Rischio Sistemico) evidenzia come la frammentazione geoeconomica e il rischio geopolitico siano diventati fonti chiave di incertezza macrofinanziaria. Gli shock geopolitici possono amplificare lo stress sui mercati, smorzare la crescita economica e incidere sulla stabilità finanziaria, rendendo necessario un monitoraggio più integrato dei fattori geopolitici.
Tecnologia e produttività: il nodo delle competenze
La trasformazione digitale resta una leva potenziale, ma non automatica. Secondo l’OCSE, la diffusione delle tecnologie digitali avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale, è ancora limitata e fortemente legata a competenze, infrastrutture e dimensione delle imprese. Le aziende che adottano queste tecnologie risultano mediamente più produttive e il capitale umano emerge come fattore decisivo per trasformare l’innovazione tecnologica in reali guadagni di produttività, evidenziandosi l’esigenza di politiche mirate a formazione e investimenti.
Italia: venti contrari e incertezza
Scendendo al contesto nazionale, il quadro appare più fragile. La Congiuntura Flash di Confindustria descrive un’economia condizionata da “venti contrari” legati all’incertezza internazionale, alla debolezza dell’export e alla volatilità industriale. Il prezzo del petrolio non scende più, mentre il contesto valutario e geopolitico pesa sulla competitività estera. Le famiglie, in un clima di incertezza, tendono ad aumentare il risparmio, frenando i consumi. In questo scenario, gli investimenti – in particolare quelli connessi al PNRR – rappresentano l’unica spinta significativa al PIL, insieme alla riduzione dei tassi sovrani e a una graduale risalita del credito.
Segnali positivi da consumi e lavoro
Accanto alle criticità, emergono però alcuni segnali positivi. Secondo la Congiuntura Confcommercio, presentata dal Direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella, il rientro dell’inflazione e il recupero del potere d’acquisto stanno sostenendo una ripresa più ampia dei consumi, in un quadro di progressivo miglioramento. Il mercato del lavoro, inoltre, mostra una sostanziale stabilità: il Rapporto Annuale INPS indica tassi di occupazione attorno al 63% e una disoccupazione contenuta, con miglioramenti soprattutto per donne e giovani, pur permanendo differenze territoriali. Eppure, in alcuni casi, le imprese incontrano difficoltà nell’assumere giovani lavoratori. Questi ultimi, soprattutto nelle aziende del terziario, tendono spesso a considerare tali opportunità come impieghi temporanei. Tuttavia, solo quattro imprese su dieci adottano strategie mirate per attrarre e trattenere i giovani, mentre permangono criticità legate a retribuzioni, orari e percezione di precarietà.
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